Al centro, il problema forse più sconvolgente della geografia umana
del nostro tempo: le migrazioni o, come qualcuno preferisce, la mobilità
umana, che è chiaramente un muoversi, uno spostarsi, ma non sempre
da turista. Ci sono migrazioni di lavoro, migrazioni per ragioni politiche,
religiose, razziali. Ci sono ricerche di pane e di giustizia, di spazi
di libertà, di dignità e di sopravvivenza. “Melting
pot” si diceva una volta, che può indicare un gran minestrone,
che piace e non piace, che non è però assolutamente una
scelta nostra: è una tappa nella storia dell’umanità.
E questa idea bisogna mettercela bene in testa. A nostra disposizione
abbiamo solo la scelta dell’atteggiamento da assumere: difenderci,
respingere l’invasore, o farlo diventare opportunità. E’
comunque un fatto inevitabile e non risolvibile solo con ordinanze di
polizia. Questo, purtroppo, non tutti lo hanno capito.
Dunque, al centro
questo problema, che un gruppo di persone, incantate dalla figura e dall’opera
di un vescovo italiano, Giovanni Battista Scalabrini, proclamato “beato”
nel 1997 hanno fatto proprio.
E da quell’incontro
è nata l’idea di creare un’occasione per parlarne,
per confrontarsi, partendo da un’esperienza che per l’Italia
dura da centotrent’anni: storia dimenticata, purtroppo, ma capitolo
fondamentale per capire anche il nostro presente: Italia, paese di immigrazione,
mentre continua ad essere paese di emigrazione.
Si parte nel 1998
con un tema che diventerà il logo di un’associazione: “Nessun
luogo è lontano”.
Quindi ogni paese è vicino, ogni uomo, ogni cultura si è
fatta vicina. Nasce la curiosità: conoscersi per capirsi. Nasce
la paura: attrezzarci per difenderci. Nasce l’opportunità:
un dare e un ricevere che diventa ricchezza.
1999: Il tema è il seguito dell’anno prima.
“2° Meeting sull’Integrazione”. E tutti sappiamo
che integrazione è termine dai mille significati, che vanno dall’assimilazione,
cioè l’annullamento della diversità dell’altro,
fino alla nuova espressione di “società integrata”,
che tende a valorizzare le diversità nella costruzione di una nuova
società. Abbiamo ascoltato in quei giorni del secondo Meeting tutta
una serie di “esclusioni”, consumate nel perbenismo di casa
nostra, con cifre false, inutilmente smentite da politivi e operatori
sociali. Siamo al pregiudizio? Senz’altro. Al razzismo? Fate voi!
2000:
Non siamo i primi a vivere questa situazione. C’è un’Europa
che da oltre cent’anni ha dovuto confrontarsi con le migrazioni,
anche italiane. Perché non proviamo a guardare oltre i confini?
Che cosa hanno fatto gli altri Stati? Ecco il tema: “Europa: la
memoria e il futuro”. Abbiamo ascoltato cose bellissime; abbiamo
assistito a un confronto serrato tra chi pensava, complice il Giubileo,
di restituire l’Italia agli italiani, e chi ha già saputo
uscire dalla cittadella fortificata, in una visione che si può
definire “ecumenica” anche se proposta da politici decisamente
laici. E’ stato un passo avanti. E’ stata l’introduzione
al meeting del 2001 che vedrà relatori da varie nazioni europee.
Il Meeting prende il largo, si è fatto maggiorenne pur nella nostra
modestia, sostenuta da una convinzione profonda, eredità di quel
vescovo Scalabrini: “l’unione di tutti gli uomini”.
“In Cristo”, diceva lui. E a noi va benissimo.
2001:"EUROPA: DIALOGO TRA LE CULTURE, UNA SFIDA"
Tema presuntuoso, si potrebbe dire, ma ci è sembrato inutile girare
attorno ai discorsi salottieri sulle differenze, le inconciliabilità,
i contrasti tra chi viene da culture diverse. Così due esperti
ci hanno subito chiarito le idee: cultura cos'è? Non è un
bene definito, intoccabile, immutabile, perché la nostra identità
si definisce e chiarisce proprio nell'incontro con l'altro. Sono arrivate
poi le testimonianze di chi in emigrazione lavora, gente di varie nazioni
europee, a dirci la loro esperienza, i loro problemi. Si è dato
spazio anche alla realtà marchigiana, mettendo in cattedra amministratori
e rappresentanti di immigrati. Il Dr. Agnoletto ha toccato il tema della
globalizzazione e delle povertà nel mondo con preciso riferimento
alle migrazioni. Monsignor Grab, presidente dei vescovi europei, ha portato
la nota serena e ottimistica di chi ha conosciuto l'emigrazione. Padre
Bartomeo Sorge ha sintetizzato la visione ecclesiale sul dialogo con la
consueta lucidità. Ed altro ancora: tre mostre, tra cui una del
vignettista Bruno Murer su "Emigrazione, storia di sempre" ,
poi gli spettacoli serali con musica etnica e due splendidi concerti:
Branduardi e il Gen Rosso.
2002
“MIGRANTI CITTADINI O FORZA LAVORO?”
La quinta edizione
non poteva non tenere conto del dibattito riguardante la nuova legge sull’immigrazione
e più in generale sulle nuove politiche europee sempre più
restrittive. Il messaggio emerso dalla settimana di incontri e dibattiti
è stato forte ed inequivocabile: non è possibile erigere
barriere. Bisogna creare una politica dell’accoglienza che vede
l’immigrato non come un nemico, ma un fratello da accogliere, pur
non venendo meno ad una necessaria politica dei flussi e di lotta alle
mafie. Quindi cittadino, rispettoso dei propri diritti e propri doveri,
e non solo risorsa economica.
E’ questo il concetto che è stato espresso, tra gli altri,
dal cardinale Ersilio Tonini (“Vivere insieme uguali e diversi”),
dall’On. Rosi Bindi (“Parliamo l’alfabeto del mondo”),
dal Vescovo di Loreto Monsignor Angelo Comastri (L’Italia è
stato un paese di immigrati, oggi non può diventare un paese contro
gli immigrati”), dall’On. Luca Volontè (“Servono
scelte che aiutino l’integrazione”), dal segrentario nazionale
della Cisl Savino Pezzotta (“L’obiettivo di fondo è
costruire società integrate”).
Particolarmente importante e toccante è stata la cerimonia di consegna
del “Premio Meeting”, assegnato al Sig.Rahman Minhas e al
Dott.Giovanni Fileni, consistente in due opere su travertino del maestro
Floriano Ippoliti.
Per la parte musicale e artistica da ricordare il grande concerto dei
Pooh, la mostra del pittore Massimo Volponi e della poetessa Lucia Treccani,
un’armonia di segni e parole, e l’esposizione delle immagini
suggestive e di forte denuncia sociale del giornalista e fotografo Giuseppe
Lanzi.