| Ottavo Meeting Internazionale sulle Migrazioni Figli di stranieri o figli di nessuno?
I minori immigrati protagonisti nell'Europa di oggi e di domani
DOCUMENTO FINALE
31Luglio 2005
Si è chiusa con la solenne celebrazione religiosa presieduta dall’Arcivescovo di Loreto
Mons. Gianni Danzinella basilica della Santa Casa l’ottava edizione
del Meeting Internazionale sulle Migrazioni.
La manifestazione apertasi martedì 26 luglio scorso ha visto impegnati nella riflessione e nel confronto,
studiosi e ricercatori marchigiani, italiani ed europei, come anche operatori istituzionali e
delle associazionidel terzo settore che quotidianamente si fanno carico delle problematihe
dell’inserimento dei minori figli di stranieri.
L’edizione di quest’anno è inserita in una serie di manifestazioni promosse per il Centenario
della mortedi Giovanni Battista Scalabrini, il Vescovo che per primo in Italia
si è occupato in modo organico del fenomeno dell’emigrazione.
Il tema affrontato dal MIM ha avuto un particolare valore, proprio perché la riflessione verteva
sulle seconde generazioni di immigrati, tema emerso in queste ultime settimane.
Gli attentati di Londra hanno portato prepotentemente alla ribalta il tema dei figli degli stranieri
e lo stesso MIMnon potev non fermarsi a riflettere su di esso:
“Se non si può generalizzare criminalizzando
tutti i figli dei Migranti – afferma Padre Beniamino Rossi presidente della ASCS -
siamo di fronte alla necessita di una riflessione più approfondita e pacata proprio
sui meccanismi di integrazione dei giovani delle seconde generazioni.
Non si può ritenere come automatica l’integrazione solo perché questi hanno frequentato le scuole
o sono inseriti in percorsi i socializzazione “normali” nelle nostre società.
Fino ad oggi in molte nazioni europee si è giocato al ribasso con l’integrazione non prendendo
misure adeguate di inserimento sostegno scolastico e sostanzialmente marginalizzando
i figli degli emigrati compresi quelli nati e da sempre vissuti negli stti europei.
Ciò ha contribuito a costruire una bomba ad orologeria che va necessariamente
disattivata attraverso interventi di integrazione positiva e non di orine pubblico.
La paura ingenerata dall’attuale situazione – continua padre Rossi - rischia di essere accresciuta
da misure di “sicurezza” (di nessuna efficacia) che alimentano le tensioni e le xenofobie popolari.
La storia insegna che la xenofobia di base è spesso alimentata e giustificata da strutture amministrative e
legislative quantoeno tendenzialmente xenofobe.”
Il tema dei minori di seconda generazione in Italia, con la una presenza di 350.000
scolari nei percorsi formativi, sta interessando in modo particolare il mondo della scuola
elementare e media, ma incomincia già ad investire la scuola superiore.
Come in altre nazioni, anche nel nostro Paese si riscontrano insuccessi scolastici,
ritardi e difficoltà di inserimento che penalizzano le seconde generazioni.
Emerge la necessità di ripensare la scuola ed i programmi rendendoli interculturali,
e mettendo in atto strumenti pedagogici e percorsi adeguati per l’accoglienza e l’inserimento.
In una società sempre più multiculturale di fatto, bisogna superare la visione ottocentesca
di una scuola “nazionale” o comunque “monoculturale”; la scuola,
se vuole formare i cittadini del futuro, deve porsi sempre più in una dimensione
interculturale intendendo con questo termine
non una semplice somma di informazioni didiversa origine (conoscenza multiculturale)
ma la presa di coscienza che la presenza di varie realtà culturali e religiose
trasformano in modo sostanziale la cultura stesa dell’Italia
dei paesi europei.
Se da una parte si nota con soddisfazione l’impegno e l’interesse anche del mondo accademico,
lo sforzo di aggiornamento e di riqualificazione del corpo insegnante
e l’impegno dell’associazionismo e del volontariato, dall’altra non si può non rilevare
la presenza di carenze di risorse finanziarie destinate alla problematiche scolastiche dei figli degli immigrati,
la mancanza di coordinamento delle iniziative e di una politica scolastica globale
che si faccia carico di questa presenza che
è destinata ad aumentare nell’immediato futuro.
Nelle discussioni durante i lavori del Meeting, sono emerse alcune gravi lacune dell’Italia
con particolare riferimento alla legislazione relativa ai minori non accompagnati;
l’Italia è inadempiente anche rispetto alle risoluzioni dell’ONU sui diritti dei minori figli di rifugiati.
Riflettendo sulla situazione europea in generale, è stato rilevato che il giovane
della seconda generazione risulta spesso in una situazione di conflittualità con la società
generata in lui dalla inculturazione familiare verso la quale viene spesso schiacciato
da situazioni concrete di esclusione e di earginazione.
Nello stesso tempo risulta in conflitto con la famiglia, in quanto sta vivendo un percorso formativo ed educativo
all’interno della società di accoglienza.
Il problema delle seconde generazioni in Europa e della loro mancata integrazione,
è da collegarsi alle problematiche del mondo giovanile europeo in questo periodo di stagnazione economica,
ma anche alla collocazione della seconda generazione negli strati
medio bassi della scala socio professionale.
Questo fatto riproduce situazioni di emarginazione tipici della prima generazione, cioè quella dei loro genitori.
E’ necessario rendersi conto che i minori ed i giovani delle seconde generazioni
non sono “immigrati”, in quanto nati e cresciuti nei Paesi europei e non possono
certo essere considerati “stranieri”, in quanto hanno usufruito dei percorsi
di socializzazione nelle società europee.
Da qui la necessità di tentare nuove strade che permettano la partecipazione
del giovane alla vita della società nella quale sta crescendo,
di facilitare i processi di naturalizzazione, adottando il principio dello jus soli,
superando il principio dello jus sanguinis.
Proprio in riferimento alla seconde generazioni ed alle trasformazioni culturali
alle quali esse sono sottoposte, diventa urgente una riflessione più globale
sul concetto stesso di cittadinanza, orientando la legislazione verso una cittadinanza
legata più che alla nazionalità, alla residenza sul territorio.
L’interesse dei giovani di seconda generazione verso le tematiche dell’ecologia,
della solidarietà, della globalizzazione solidale e l’impegno nel volontariato
– assolutamente analogo a quello dei giovani autoctoni -
può costituire un presupposto importante
per una loro partecipazione alla vita civile e politica, anche attraverso il diritto di voto.
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