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L’obiettivo di questo appuntamento ormai
tradizionale, era di fare il punto sulle politiche europee in un preciso
momento di cambiamenti di governi e di legislazioni relative all’immigrazione
in varie Nazioni europee.
Dai lavori – ai quali hanno partecipato
studiosi provenienti da diversi paesi europei - è emersa la netta sensazione
che le politiche migratorie spesso si
siano prestate come strumento di conservazione dello status quo e siano state strumentalizzate per rallentare processi
culturali e sociali. In ogni caso essendo in ritardo nell’affrontare i
problemi reali delle società europee odierne, hanno provocato un aumento di
immigrazione irregolare, sia per il loro carattere restrittivo, sia per
l’incapacità di governare i flussi migratori.
Le politiche migratorie - spesso debitrici
delle contrapposizioni ideologiche delle campagne elettorali nazionali, e
ancora ferme all’identificazione esclusiva o prioritaria dell’immigrato con le
esigenze del mercato del lavoro - sono in ritardo sulla situazione reale che
comporta, all’interno delle singole società, la presenza di una componente
immigrata e straniera, divenuta strutturale.
L’obiettivo del Meeting era quello di verificare, sia a livello della
riflessione degli studiosi europei, come da parte della prassi politica e
legislativa, quali fossero le dinamiche e le prospettive che possono dare agli
immigrato lo spazio e la legittimazione della loro presenza e del loro “peso” nella costruzione di una coesione
sociale.
Coesione
sociale che è il grande obiettivo della politica e della democrazia
partecipativa e solidaristica di oggi, della quale i migranti stessi, in quanto
parte sempre più insostituibile della società, sono, devono diventare ed essere
riconosciuti come protagonisti.
Nel corso del Meeting si è potuto verificare
il permanere di una riluttanza culturale di fondo delle nostre società europee
a percepirsi come società multiculturali.
Questa visione, debitrice di una visione
ottocentesca dello Stato-Nazione, porta a situazioni e legislazioni che tendono
ad affrontare le problematiche migratorie sostanzialmente in modo parziale e
settoriale, senza rendersi conto che una
società che non sia in grado di elaborare un progetto di vera integrazione
degli immigrati è una società che non è neppure in grado di elaborare un
progetto per il suo stesso futuro.
Le nostre società europee, infatti, dovranno
sempre più fare i conti con componenti immigrate e con una popolazione che
sempre più non si riconosce nella tanto decantata identità nazionale.
Proprio
per questo le politiche per l’immigrazione ed in particolare quelle per
l’integrazione degli immigrati, non possono più essere considerate come una
rubrica legislativa e politica a se stante e separata, quanto piuttosto parte
integrante di una progettazione politica di sviluppo e di convivenza per una
società integrata e non disgregata.
In effetti, qualunque sia l’ambito delle
politiche nazionali prese in considerazione (educazione, welfare, economia,
sviluppo, cultura…) la presenza dell’immigrazione può essere una straordinaria
occasione di ripensamento della politica globale delle nostre società.
Diventa necessario un ripensamento su due
questioni centrali che riguardano la presenza di una popolazione immigrata
sempre più consistente e formata dalle seconde generazioni.
Prima di tutto una revisione del diritto di cittadinanza che attualmente è collegata
unicamente alla nazionalità. In questo senso anche negli Stati, che praticano
in modo stretto ed esclusivo per l’acquisizione della nazionalità lo jus sanguinis, si auspica
un’applicazione progressiva dello jus
soli.
In secondo luogo, la concessione ai migranti del diritto di voto amministrativo, di
fatto già previsto a livello dell’Unione Europea dalla Convenzione di
Strasburgo (non ratificata dall’Italia),
costituirebbe un importante passo avanti nel processo di inclusione dei
migranti nella democrazia delle nostre società, ed un riconoscimento del peso
politico positivo dei migranti.
Una delle problematiche che caratterizzano le
“nuove” nazioni di immigrazione (in
particolare Italia e Spagna) è la presenza di una forte componente di
immigrazione illegale, che si ricostituisce velocemente dopo ogni intervento
straordinario di regolarizzazione, che per altro viene riproposto a scadenze
quasi regolari.
L’ingresso irregolare risulta in gran parte
collegato non solo alle pressioni migratorie, ma anche alle legislazioni
nazionali che limitano in modo spesso preconcetto ed ideologico i canali di
entrata regolare e che impediscono successivamente un processo di
regolarizzazione individuale dello stock di clandestini che si viene man mano
ricreando.
In questo senso, le esperienze legislative e
le prassi amministrative adottate dalle altre nazioni europee (ad esempio dalla
Spagna) possono essere di aiuto anche alle necessarie ed inderogabili riforme
legislative italiane.
L’introduzione di norme più flessibili per la
legalizzazione dei nuovi migranti, sia al momento dell’entrata che nel corso
dell’esperienza migratoria, diventa importante in prospettiva. Infatti, solo la possibilità di un ingresso regolare
nei paesi di destinazione permetterà la trasmissione dei valori della legalità
anche alle seconde generazioni.
Il IX Meeting Internazionale sulle
Migrazioni, sottolinea la necessità di
un cambiamento legislativo.
Innanzitutto è necessario arrivare in tempi brevi alla formulazione di una legge sul
diritto d’asilo, visto l’inaccettabile ritardo italiano in questo delicatissimo
settore.
Oltre alla ratifica della Convezione di
Strasburgo che permetterebbe l’accesso al voto amministrativo, è doveroso
sottolineare che l’Italia non ha sottoscritto nemmeno la Carta dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie
redatta dall’ONU.
In vista della formulazione di una nuova legge
sull’immigrazione, è necessario ed
opportuno procedere in tempi brevi ad alcuni emendamenti alla legge Bossi-Fini
che eliminino le attuali incongruenze: contratti di soggiorno, affidamento
ai Comuni della gestione dei permessi di soggiorno, assegnazione delle carte di
soggiorno, revisione e riduzione progressiva dei CPT fino alla loro completa
chiusura.
A livello locale, ci si attende un rilancio ed un aggiornamento delle leggi
regionali sull’immigrazione come pure il potenziamento di buone prassi di
integrazione territoriale. In effetti, è proprio a livello locale che
vengono effettuati gli interventi più efficaci di integrazione.
Ricordando come il sistema di welfare
costituisca una delle conquiste fondamentali della nostra democrazia europea,
il Meeting Internazionale sulle
Migrazioni auspica che non vengano ridotti, ma addirittura potenziati i
finanziamenti nei settori della formazione e della partecipazione, come
richiesto anche dagli immigrati e dalle loro Associazioni.
Il processo di unificazione politica europea
sta oggi vivendo un momento di stasi,
proprio mentre si cercano politiche migratorie di contenimento e di controllo. Se si entrasse nella prospettiva di una
società europea ormai composita e interculturale, si potrebbe intravedere una
formazione della cittadinanza europea dal basso, partendo dalla eterogeneità
etnica e culturale di provenienza.
I
migranti della prima generazione e soprattutto quelli della seconda – con la
loro esperienza migratoria transnazionale di fatto – superano il limite delle
categorie nazionali.
Per
questo, il peso politico dei migranti ed il loro contributo partecipativo alla
democrazia può essere determinante per la costruzione di un’Europa che superi i
campanilismi locali e nazionali e religiosi.
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